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    TRACCE • Un progetto di Francesco Comelli

    Questo lavoro ha due radici primarie.
    La mente di chi si occupa di curare dolori e traumi, o in senso generale un bisogno che forse appartiene a tutti, ha bisogno di trovare modi per trasformare dentro sé il residuo di tali distruttività assorbite. Secondo la mia esperienza, l’espressione artistica consente di mettere in forma di immagine alcuni aspetti dell’incontro con paziente non ancora espressi in parola.

    La seconda è la fase storica che stiamo attraversando nella quale, più che in passato, le patologie sono caratterizzate dalla mancata simbolizzazione e dalla non rappresentazione, due aspetti evidenti a livello sociale e, in modo particolare, nell’agito dei pazienti più resistenti.

    Il nostro tempo rappresenta un altro elemento che va compreso e comunicato: la necessità di rinascere da pandemie, dalla guerra, da violenze o altri contesti traumatici a livello individuale o collettivo che implicano una forte sofferenza, spesso inespressa verbalmente.
    Svolgere attività creative può riproporre una buona possibilità di trasformare o di evolvere dopo gravi traumi.
    Di qui il potere di osservazione dell’arte o delle rinascite naturali come elementi di trasformazione dei momenti traumatici. Questi disegni, rappresentano una modalità espressiva che dà forma alla funzione innata della rêverie, con un lavoro su di me, sulle immagini, pensieri o sensazioni somatiche che si affollano nell’incontro terapeutico con una persona.

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