di Francesco Comelli
di Francesco Comelli
La colpa e il suo destino sono in gioco come emozioni sociali anche oggi: a tal proposito possiamo ripensare al video in cui Berlusconi (2003) accusa di nazismo un deputato socialista tedesco che criticava l’ex premier per l’incongruenza fra il progetto per riformare la giustizia europea e la sua situazione personale di indagato.
La risposta di Berlusconi ruota attorno a questi temi: accusa di nazismo, trasformazione del vero in fiction (lo propone per un ruolo di nazista in un film) e invito all’oblio e al sole come anestesie per dimenticare o per soddisfare i sensi piuttosto che rimanere sul tema della responsabilità. Tutta la tematica della colpa, stimola però una forte reazione proiettiva nell’ex premier.
Vediamo il “positivo” col sole, il “negativo” nell’essere diversi da se stesso e il film come realtà trasformata in fiction, favorendo un’idea che l’esterno anche falsificato e reso fiction sia più importante dell’interno, con prevalenza di meccanismi imitativi su quelli identificativi o introspettivi. Il politico sembra adeguarsi a questo meccanismo sottolineando come la responsabilità dei fatti sia dovuta a come essi vengono mostrati, passando dal vero e dal reale (tema etico) al bello o al brutto (tema narcisistico), al di là del rapporto con una verità possibile.
Ma la colpa sembra essere un punto importante che riguarda quantomeno clinicamente noi psicoanalisti psichiatri o psicologi. Come afferma Cerabolini (2011), la mossa è quella di trasformare tutto in fiction televisiva, in un “come se” confusivo fra realtà televisiva e reale. La colpa sarebbe quindi elusa tramite il rendere tutto fiction, con una riduzione a schermo delle responsabilità, differenze, scelte, in un ambito di difesa psichica che potrebbe risuonare come una riduzione a schermo visivo.